Dove il vento gira.

Bastano due ore di macchina per lasciarsi tutto dietro. Per un giorno e mezzo. Portare solo la serenità. L’attesa per i primi veri momenti di mare della stagione.
Bastano due ore di macchina piacevoli da trascorrere e qualche curva in più rispetto al traguardo che tutti tagliano per arrivare in un posto che senti tuo, anche se lo sarà per pochi momenti, a strapiombo sul promontorio che si affaccia sul mare che accoglie il sonno eterno del nocchiere di Enea. Il blu che si mischia all’azzurro del cielo. Le montagne verdi e non ancora bruciate dal sole che riscalda invece la pelle e la colora di rosso.
Il cibo buono che sa di terra e di genuino. Il vino che lo accompagna. Lucciole che illuminano il buio. E il mare, il suo suono di onde che vanno a morire sulla scogliera, il suo profumo che inebria l’aria della notte e i polmoni. Ascoltarlo in silenzio, con rispetto ed incanto. E l’alba e il sole già alto che brilla e si rispecchia sulla superficie dell’acqua lievemente increspata. Avventurarsi in sentieri soleggiati e poco battuti che conducono al paradiso solo per chi ama cercarlo. Il mio battesimo laico. E il vento che si mischia al respiro.
Tornare a casa e avere le guance finalmente rosse, le lentiggini sul naso, la pelle salata, i capelli più chiari.
Sorridere.

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