Solstizio d’estate.

Ad ottobre la terrazza del Museo Nitsch era calda, gli ultimi raggi di un’estate prolungata la irradiavano. Napoli, il Vesuvio, le case dei quartieri sopra piazza Dante erano una visione ovattata e al tempo stesso drammatica.
A giugno, nella notte carica di pioggia tra la primavera e l’estate, trascorrere la serata su quella stessa terrazza, è un piacere, con il tramonto su mare e palazzi, lasciata alle spalle l’afa che attanaglia la città, con un vento fresco che accarezza le gambe e porta con sé odore di fiori e di buono.
Un dj set, vino genuino, chiacchiere allegre. Con il buio che cala, un aereo da poco decollato attraversa una nuvola grigia illuminandola con i suoi fari. Alziamo lo sguardo, natura e meccanica si fondono perfettamente, restiamo in silenzio.
La notte non mi avrà da sola e l’insonnia di quelle precedenti svanisce in un attimo. E poi il temporale, l’odore della terra bagnata, l’aria più fresca. E solo stelle buone sulla mia pelle.

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