Appunti di viaggio – Copenhagen, Elsinore.

Riusciamo a salire sul bus per Copenhagen praticamente un minuto prima della partenza. Sono stanchissima ma gli occhi restano spalancati per salutare Berlino con un arrivederci e il suo riflesso sul vetro del bus e immergermi nelle campagne tedesche tra verde a perdita d’occhio e pale eoliche vicinissime, verso Rostock dove ci imbarcheremo.
Ha sempre qualcosa di affascinante e al tempo stesso inquietante lasciarsi alle spalle la terra e navigare su una distesa enorme di acqua mentre aspetti che all’orizzonte arrivi quella nuova. Mille pensieri, belli, mi si addensano in testa mentre il vento mi scompiglia i capelli e mi regala odore di mare.
Danimarca. Distesa di verde e cielo bianco, pale eoliche, case di legno blu e rosse. Altre due ore di viaggio, Notwist ad accompagnarci, sonno che ci prende.
Copenaghen ci accoglie facendo bella mostra di sé con costruzioni di vetro e ferro ordinate ed eleganti pur essendo comunque insediamenti industriali. Ed è questo che mi colpisce della Danimarca da subito: l’estremo ordine e l’estremo rigore ovunque.
Arriviamo all’ostello: un palazzone di quindici piani, molto centrale ma completamente spersonalizzato e spersonalizzante. E’ una città difficile da vivere, cordiale ma cinica allo stesso tempo. Queste sistemazioni lo testimoniano. Inizia l’autarchia, piccoli sacrifici che la bellezza tutt’intorno ripaga immediatamente.
Usciamo lasciandoci subito alle spalle la babele fastidiosa della piazza principale, un non luogo creato ad hoc con ruote panoramiche e parco giochi per tutti gli Europei che si sono trovati qui per sbaglio.
Ci addentriamo per le stradine del centro per incontrarci con due amici di Napoli qui per la settimana della moda. Cerchiamo un posticino tranquillo e fuori dai circuiti turistici, ci riusciamo, beviamo bene e ridiamo.
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7 agosto.
Spostamenti tecnici da un ostello all’altro passando davanti a sexyshop e Sert che si alternano a bar e localini deliziosi.
Iniziamo il nostro giro di Copenhagen. Q conosce già la città e riesce a farmi evitare i posti turistici che odio. Sono le vere strade che voglio vedere, fermarmi nei parchi a prendere un po’ di sole, a mangiare, a riposare dopo il tanto cammino.
Mi colpiscono ancora una volta l’ordine e il rigore che si uniscono alla luce, completamente diversa da quella che conoscevo, che riflette sulle pareti blu delle case. Amo queste architetture, tetti spioventi di legno e palazzi di vetro e ferro. Oppure strutture classiche che nascondono al loro interno marmo bianco e vetro, come nel Museo per le Arti Contemporanee, con la grande finestra che da sul parco e le sue mostre che ci catturano.
Passeggiando arriviamo al punto caldo del turismo, la famosa sirenetta adagiata sullo scoglio. Il percorso è incantevole tra verde e scorci di porto, l’arrivo è chiaramente deludente. Ce la lasciamo alle spalle per dirigerci invece verso la fine del porto costeggiando uno dei canali. Palazzi splendidi che alimentano la mia invidia sociale e pace tutt’intorno, sto bene. Continuiamo il cammino passando nei giardini reali con le fontane di Pomodoro per finire al famoso Nyhavn con i barconi lungo il canale che riflette sulla sua superficie il colore dei palazzi blu e rossi.
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8 agosto.
Elsinore. Paesino sul mare, quaranta minuti al nord di Copenhagen. Per questa notte dormiamo qui.
Una piccola casetta col tetto di legno a pochi metri dalla spiaggia, tranquillità e rilassatezza che in questi giorni tra Berlino e Copenhagen sono mancate e di cui ora sentivamo forte il bisogno.
La sabbia è bianca e sottile, l’acqua è gelida ma limpida come mai vista prima. Sulla sinistra il castello di Amleto, di fronte a pochissimi chilometri la Svezia. Oggi non c’è del marcio in Danimarca.
La notte con maglione di lana e gambe nude affido i miei pensieri e i miei desideri al vento freddo del nord e al suo mare agitato.
Col freddo sulla pelle, tutto è bello.
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9 agosto.
Di ritorno da Elsinore ci fermiamo a Louisiana a metà strada verso Copenhagen al Museo di Arte Moderna, un gioiello immerso in un parco a picco sul mare. Visitiamo la mostra permanente: Rothko, Picasso, Giacometti, Newman, Bacon.. e le temporanee sull’architettura. Ci perdiamo nel verde prima di ritornare in città.
C’è stanchezza nell’aria e voglia di qualche altro momento di rilassatezza. Facciamo la spesa mantenendo il nostro ferreo e conveniente regime di autarchia e passeggiando in una città che non è la nostra come se fosse la cosa più naturale al mondo. Vivendo la quotidianità della folla alternata alla tranquillità dello scrivere/leggere/sorseggiare vino su una panchina del medesimo canale, deserto da questo lato con Christianshavn sull’altra sponda e la biblioteca di vetro dedicata a Kierkegaard alle nostre spalle.
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10 agosto
L’ultimo giorno a Copenhagen poteva essere molto triste e difficile da gestire, considerando il fatto che la temperatura è scesa e una pioggerellina sottile e fastidiosa ci bagna la testa. Senza ostello che abbiamo dovuto lasciare alle 10, potenzialmente senza un posto dove andare fino alle 9, ora del bus che ci porterà a Stoccolma.
E invece complici due biciclette e la voglia di scoprire sempre fortissima, riusciamo a viverci la città al massimo spingendoci in posti lontanissimi se fatti a piedi. Norrebro, assolutamente fuori dai circuiti turistici, la città vera e poi Christiania dalla parte opposta con i suoi bastioni sul canale, il quartiere famoso per la comunità Hippy che vive lì, riconosciuta dalla città. Scavalcati i soliti italiani giunti lì solo per perdere facilmente la testa, siamo immersi nel villaggio, inghiottiti da alberi e fiori, bimbi che giocano nei prati con i piedi neri, mamme che allattano all’ombra di un cespuglio. Usciamo da Christiania e ci spingiamo fino alla fine del porto lì dove Copenhagen finisce. Ha smesso di piovere e il sole è di nuovo caldo e il vento in faccia sulla bici in corsa è piacevole e rende liberi, mentre ti accarezza forte i capelli e fa svolazzare la gonna.
Alle 8 siamo alla fermata del bus, c’è malinconia nell’aria. La città continua a correre incurante del fatto che noi stiamo andando via, pronta ad accogliere i nuovi arrivati che come noi quattro giorni fa sono scesi proprio qui.
In poco tempo però la malinconia lascia spazio all’adrenalina: tra poche ore saremo a Stoccolma, sconosciuta ad entrambi, terza ed ultima tappa di questa scalata verso il nord.
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