Appunti di viaggio – Stoccolma.

11 agosto.
Danimarca e Svezia sono divise da un ponte, attraversato questo, mare nero a destra e a sinistra, si è subito a Malmo prima città svedese.
La stanchezza unita al buio e all’andamento del bus fanno sì che mi addormenti a pochi chilometri dal confine.
Mi risveglio come se lo sapessi poco prima di Stoccolma con un’alba che irradia di bianco tutto il paesaggio intorno e la curiosità fortissima di sapere cosa vedranno i miei occhi tra poco.
Mentre entriamo in città la prima cosa che mi colpisce è la mancanza di quel rigore che anche in periferia avevo notato in Danimarca. Immediatamente dopo sono catturata dai condomini sui canali con le discese e i pontili di legno tutto intorno. Sorrido.
La città alle 6.30 è già freneticamente in moto, troviamo il nostro ostello immerso in un polmone verde a sud. Ci rimettiamo in sesto rapidamente, ormai siamo svegli, iniziamo la perlustrazione.
Stoccolma è una città strana: ha più anime quante isole ci sono sui suoi canali. Pur essendo più a nord ha poco di una città del nord Europa, rispetto a Copenhagen per esempio o rispetto ad un’idea di nord probabilmente anche fittizia che ho.
E’ molto più turistica di quanto immaginassi, pieni di italiani rumorosi che si muovono in gruppo riconoscibili già da lontano, il che non rende piacevole il primo impatto. La zona monumentale è un’invasione di flash e foto accanto a guardie e con il gomito poggiato sulle ringhiere dei ponti. Gli imbarchi dei battelli raccolgono tutti quelli che velocemente devono solo marcare il cartellino delle città viste senza averle mai vissute.
Allontanarsi dalle strade battute è l’imperativo che ci diamo e che immediatamente porta buoni risultati.
L’isola di Skepps-Holmen che con il suo sentiero come un serpente avvolge la collina fino a condurci in cima inaspettatamente di fronte alle porte del Museo di Arte Contemporanea.
Sulla terra ferma gli edifici sono scuri e molto imponenti usurati dal tempo e dall’acqua. Ponti di ferro si alternano a quelli di pietra e collegano le varie isole e le diverse parti della città.
Ritornando verso casa scopriamo di abitare vicino ad una sorta di distretto creativo di Stoccolma, negozi di design scandinavo essenziale e lineare, piccole gallerie indipendenti, atelier e laboratori con vetrine e vista.
Vittime del viaggio notturno abbiamo bisogno di rifiatare e passeggiamo un po’ nel parco vicino all’ostello costeggiando uno dei canali che poi va a morire nel mare. Pontili di legno, ninfee sulla riva, una vegetazione fitta e lasciata vivere con pochi e sostenibili interventi artificiali, creano un paesaggio malinconico ma estremamente vero finalmente. L’erba è bagnata dal temporale e l’aria fredda mi riempie i polmoni, mi si poggia sulla pelle.
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12 agosto.
Due fermate di metro, un cambio, altre due fermate per arrivare a Skogskyrkogarden, il cimitero monumentale di Stoccolma.
Pioggerellina sottile, cielo grigio ma luce ugualmente accecante. Lapidi in pietra che recano solo nomi perchè tutto è silenzio, tutto è essenziale nel Nord e qui, sia per la vita che per la morte. Solo fiori rossi che nascono dalla terra davanti alla lapide di Thea immersa nel prato verde. Pochissime croci, solo nomi e date e materia che ritorna alla materia e i nostri passi sul pietriccio dei sentieri che sono il ritmo di questo passaggio.
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13 agosto
Ultimo cambio tecnico di ostello, per quest’ultima notte siamo in centro proprio nell’isola vecchia, Gamla Stan il che ci permette di girare facilmente a piedi in quelle strade che per affollamento turistico avevamo evitato.
Visita al Museo Nazionale: Sisley, Renoir, Monet, Delacroix, Gauguin e poi design europeo con tutto quello che ho studiato dentro, fino al Lack rosso di Ikea addirittura brevetto 1979, un pezzo di storia prêt-à-porter nelle case di tutti.
L’ultima sera a Stoccolma è fredda ed estremamente piovosa con nessuno in giro e le luci dei palazzi che si riflettono sui canali.
Serviva la pioggia per regalarci l’intensità di scorci incantevoli e il silenzio che altrimenti non avremmo mai goduto. Serviva la pioggia per fermarci su qualche ponte e restare stupiti. Serviva la pioggia per capire come sia stupido immergersi in ambienti ghiacciati creati ad hoc in alberghi ad infiniti piani per quelle persone che non avranno mai il coraggio di farsi schiaffeggiare dal freddo vero, quello che stasera ho sentito e di cui fieramente mi porto i segni sopra e sotto la pelle e che addosso mi porterò comunque anche se poi mitigati dall’abbraccio caldo nella notte.
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14 agosto
15 minuti di ritardo e poi in volo sui fiordi della Svezia.
Mentre in Italia abbiamo congelato il tempo, qui abbiamo divorato e reso energia tutto quello che toccavamo-sentivamo-vedevamo.
E sono qui, al di sopra di nuvole e terre sconfinate, a sentire il mio respiro e la vita che mi pulsa nelle vene.
Io divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile. Come finirà tutto ciò? Lo ignoro.
Pier Paolo Pasolini.

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