Sia ben chiaro non è un post nostalgia, maledetta nostalgia questo

Prendendo confidenza con l’idea che tra un mese e pochi giorni(dipenderà da quale giorno discuterò la tesi) sarò laureata, inizio anche a prendere confidenza con l’idea che alcune cose da qui a pochissimo tempo cambieranno.
E’ innegabile, in questi tre anni di università ho avuto esperienze di vita e accademiche bene o male straordinarie. Ho bevuto questi momenti come se fossi l’ultima sopravvissuta che arriva ad un’oasi dopo un lungo errare nel deserto.
Arrivata al terzo anno però, nel momento in cui certe scelte e certi rapporti più dovrebbero consolidarsi la riforma di cui sono figlia ti mette di fronte all’evenienza di ricominciare tutto da capo.
E quindi una nuova università, una nuova città, una nuova casa da sola e con lui .
Qualche timore c’è, chiaramente, dovuto al balletto delle presentazioni e dell’ambientarsi in un posto nuovo. Niente di traumatico però. Resto pur sempre ad un’ora da casa mia. E l’eccitazione del nuovo è più forte di tutto.
Nella valigia però porto con me quello che ho imparato/provato in tre anni. Ci pensavo oggi, con il sole di nuovo caldo quando quasi in formazione completa eravamo a ridere forte. E volevo rubare ogni frammento di quelle risate, delle parole serie che si mischiano alla completa ilarità e portarmi dentro tutto. Insieme alla pelle d’oca della prima lezione, le delusioni e le soddisfazioni, l’erba e il cielo sui libri, sulle risate e sul bivacco, sui pensieri tristi, su quelli belli.

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