Postkarten aus Berlin/2

Leggo Benjamin, Cronaca berlinese (1932) e Infanzia berlinese intorno al millenovecento (1938), e penso “all’arte dello smarrirsi” fondamentale secondo lui per un diverso orientamento interpretativo.
“Non sapersi orientare in una città non significa molto. Ci vuole, invece, una certa pratica per smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta” e ancora “solo fra le pieghe si trova l’essenziale, la memoria passa dal piccolo al piccolissimo e da questo al minuscolo e ciò che si incontra in questi microcosmi diventa sempre più potente” e poi “L’esistere per l’Europeo del Nord rappresenta la più privata delle faccende”.
E sono a Prenzlauerberg. E’ notte fonda e fa freddo ma sto bene e mi stringo a lui. Sto bene senza meta apparente a respirare quell’aria dopo l’indiano, tra i turchi, le lampade accese dietro le finestre e due bambini che dormono in una vetrina di un negozio; più in fondo alcune persone bevono e mangiano sorridendo.
E’ la cosa più naturale del mondo.

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