“Sono un uomo d’Istanbul”

Nel quartiere vicino a Taksim ci sono tutte le tipologie di persone possibili, quelle delle migrazioni rurali, i curdi arrivati dall’est, i travestiti, gli islamici bigotti: persone così diverse che vivono lì tutte insieme e questo è incredibile perché si è creata una specie di convivenza e di solidarietà, mescolate a momenti di tensione. Ecco di nuovo il fascino di Istambul: la coesistenza di comunità diverse, ognuna con il suo spazio, ognuna portatrice di un’interpretazione diversa della vita. Per me, sia Istanbul che la Turchia sono e resteranno i luoghi delle contraddizioni
Serra Yilmiz

C’è la semplicità dell’aver scelto la meta di questo viaggio bevendo un martini mentre stilavamo, con fare serioso e solenne, la classifica delle mete papabili su un tovagliolo di carta.
C’è la passione che sto mettendo nello studiare le contraddizioni e i conflitti culturali, geografici e politici del Mediterraneo che guarda ad Est.
C’è il desiderio di sentire com’è il profumo, il suono e il sapore della terra di confine tra l’Europa e l’Asia. Tra moschee e bazar. Brulicare di folla e pelle bollente.
Turchia, fra poco.

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Un pensiero su ““Sono un uomo d’Istanbul”

  1. io penso che le contraddizioni del mondo siano le stesse ovunque, anche da noi ci sono, solo che in altri luoghi sono più violente.
    Ed allora preferisco non viaggiare, e leggere sul national geographic i resoconti per quelli che sono più portati per il viaggiare.

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