Bruxelles

Probabilmente non sarei mai venuta a Bruxelles se non ci fosse stata questa occasione.
Non è mai stata una di quelle città da inserire nella lista dei posti da vedere a causa di un pregiudizio del quale ora, seduta ad un tavolino di legno dell’Atelier 210, non riesco proprio a trovare motivazione.
E’ verde e gialla Bruxelles, come i prati e i parchi e come i tappeti di foglie che il vento d’autunno lascia cadere per terra, rendendo morbidi i passi.
Il freddo è di quelli sopportabili, di quelli che con un vestito leggero e un cappottino si può passeggiare tra i palazzi bassi con i mattoni a vista o fermarsi a chiacchierare nel giardino di un bistrot all’angolo della strada.

Pain au chocolat e cappuccino, in sottofondo il rumore dei cucchiaini che battono sulle tazze e le chiacchiere silenziose delle persone intorno, fuori una pioggia sottile quasi impalpabile che copre come un velo i viali che stamattina tendono al grigio. Passeggiamo seguendo un po’ la mappa, un po’ deviando quando gli scorci si fanno quotidiani o i passi svelti delle persone verso la vita di tutti i giorni ci attirano.
L’architettura imponente delle chiese gotiche si affianca ai soliti palazzi non molto alti con mattoni a vista; negozi piccoli quasi sempre una porta e una vetrina, cioccolaterie e librerie segnano il perimetro della nostra passeggiata che si snoda fino alla Gran Place e al passage in stile parigino – come scrive Benjamin – con in fondo il bistrot piccolo e rumoroso dove ci fermiamo a mangiare.
Nel pomeriggio ci spostiamo al Micro Marche nel cuore dello splendido quartiere di Saint Catherine, vivo e brulicante di persone, osterie e storie già a quest’ora. Il Micro Marche è un centro che racchiude in sé atelier, ristorante, bar, una galleria, un giardino coperto. Un via vai di ragazzi, coppie giovani, bimbi, fricchettoni, l’atmosfera è rilassata e il tempo, lunghissimo, che trascorriamo qui tra allestimento, presentazione, concerto scorre veloce e leggero.
Ritorniamo a casa, il vento è gelido: le ragazzine in ballerine e calze leggere corrono a prendere le ultime metro, a gruppi di due o tre quasi mai accompagnate da altri ragazzi, ridono e fanno le smorfiose. Non hanno mai freddo.

Sbagliare direzione della metro non è poi un problema. Usciamo dal centro e seppur sottoterra entriamo in contatto con un’altra parte di Bruxelles, quella multietnica, quella delle seconde generazioni, un misto di francese e lingue del paese di provenienza, di abitanti della città che si spostano per andare al mercato e tornare in metro con buste piene di odori.
Botanique è a grandi linee il quartiere turco della città e si snoda intorno ad una lunghissima strada, la Rue Royale che collega i due principali poteri il palazzo reale e la cattedrale. Lasciata la bellissima casa di M e P ci sistemiamo in albergo, minuscolo, di quelli che danno l’impressione di essere stati fino a ieri affittacamere ad ore. Per quanto poco ci resteremo il lucernaio, unica apertura all’esterno e le pareti che praticamente circondano il letto, non sembrano essere un problema.
A piedi si arriva praticamente ovunque a Bruxelles ed è la maniera che preferiamo per poter visitare una città in poco tempo perché riusciamo ad abbracciarla nell’interezza delle piccole cose che forse solo passeggiando si riescono a percepire.
Arriviamo al museo Magritte che si trova un po’ più in alto rispetto alla strada che stiamo percorrendo. E’ un continuo nuovo livello di bellezza: la gradinata che costeggia la biblioteca che porta ad una grande struttura di vetro e ferro immersa in un giardino, un’altra gradinata che porta ad una piazza circondata di palazzi in stile Art Nuveau, la strada in salita che conduce al museo col la sua grande facciata di vetro che si affaccia su tutto quello in cui poco prima eravamo immerrsi. Il Surrealismo, Magritte e tutto ciò che ho sempre visto sui libri esposto su tre piani.
Aperitivi dal sapore italiano con amici, parole leggere che però non volano via.
Sulla strada del ritorno continuo a pensare a che bella sorpresa sia stata questa città e a quanto mi piacciano la lentezza e la gentilezza con la quale si muove. L’immagine è quella di una donna vista venerdì mattina al café sotto casa, elegante con naturalezza, seduta da sola a sorseggiare qualcosa di fumante: legge un giornale e spesso si ferma a guardare fuori, in maniera estremamente placida e morbida. Oppure quella di un vecchio che ieri notte per strada sentendomi tossire mi ha detto prima in francese e poi mimato la maniera più adatta per smettere e poi è andato via.
Su tutte c’è quella di stamattina, prestissimo, quando è quasi giorno ma il buio stenta a svanire e i lampioni accesi hanno una luce totalmente diversa, più intensa, come chi spende le ultime energie prima del riposo. Come il lampione acceso, intensissimo, ne L’impero delle luci di Magritte.

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6 pensieri su “Bruxelles

  1. Sai che anche io ho sempre snobbato Bruxelles pensando che in fondo conoscendo molto bene Parigi, avendo visto più volte Amsterdam in fondo non valesse la pena.
    Leggerò con attenzione e poi valutero’ un volo low-coast.
    A presto
    Pronta

    • Secondo me ne vale parecchio la pena e poi credo che questo sia il periodo più adatto, non fa estremamente freddo e i colori della città sono incantevoli, ottimo per passeggiare e rintanarsi in qualche locale la sera.

  2. Ciao Elettra,
    grazie per essere passata da me ed avermi lasciato un commento tanto gentile, anche perchè così ho potuto scoprire il tuo blog che è davvero delizioso!
    Ho apprezzato tantissimo questo post su Bruxelles, davvero ben scritto e molto evocativo.
    A luglio sono stata 3 giorni ad Anversa in treno da Parigi e l’ho trovata una città meravigliosa.
    Non solo per lo shopping (che, come avrai capito dal mio blog, è un lato del viaggiare che apprezzo molto!) ma per l’atmosfera che si respira: pacata, discreta ed un tantino snob. Una città in cui voglio tornare prestissimo, anche per godermela con un clima un po’ più consono alle terre fiamminghe: quest’estate la temperatura non è mai scesa sotto i 35 gradi neppure di notte ed è stata una bella sofferenza girare in quelle condizioni!!
    A presto!

    • Ti ringrazio!
      Mi hanno parlato molto bene di Anversa ma anche di Gent e Brugge, sarebbe bello tornare in Belgio e fare un giro da quelle parti, in primavera magari..
      Lo shopping fatto bene unito a posti belli da visitare è una combinazione perfetta e ho visto nel tuo blog che hai ottimi gusti anche in fatto di città..
      A presto!!

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