Stanza 218

Ho rischiato di perdermi le Parole ieri sera. Di non godere del cibo del quale voglio continuare a nutrirmi.
Ho indossato un cappotto caldo e colorato contro la pioggia che continua a schiaffeggiarmi la faccia e contro il vento che fa vibrare i punti ancora doloranti. Contro questo cielo grigio fumo e questa città grigio sporco.
Ho trovato le Parole, inghiottita dalla poltrona di velluto del teatro.
Ho trovato le Parole che sono cadute in gola, come pioggia calda, finalmente e senza preavviso.
Parole in lingue che ignoro che hanno danzato seguendo i passi di una coreografia immediatamente amica.
Parole di Cipro, Parole tedesche che correvano veloci insieme alle pale eoliche di questa estate, al mare e alle case di quando ero bambina. Le immagini che ha girato lui con me.
Parole che ho amato per il suono che facevano, Parole che sono marcite perché non sono riuscita a capirle. Perché non saprei ripeterle. Parole che sono andate via seguendo il flusso veloce della pioggia, come nei vicoli in discesa.
Ora che non ho sete di parole
avrei bisogno di parole.
Parole che cadano in gola come pioggia calda.
Parole che non sbiadiscano sotto questo sole.

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