Il primo gesto rivoluzionario è chiamare le cose con il loro nome*


Ho rivisto Adele Cambria qualche sera fa a Le Invasioni Barbariche. Ho rivisto l’eleganza dei movimenti delle mani e la forza delle parole, seppur poche, che ha espresso. Ho rivisto una donna forte, una delle prime, una donna che ha fatto scuola e ha aperto la strada ad altre donne.
Ho ricordato con lei Camilla Cederna, ho ricordato Oriana Fallaci.
Le ho riviste in Comizi d’amore sedute a parlare, incalzate dalle domande di Pier Paolo Pasolini e poi continuare a discutere, gesticolando il giusto e articolando le proprie opinioni. Con forza. Una forza rara e straordinaria per quel tempo. Di quelle che o ti indispettisce perché è fuori dalla tua portata e ti spaventa o ti inorgoglisce e ti stimola.
E a più di quarant’anni – e a un anno dalla mia tesi – l’essenza di quelle parole e di chi le pronunciava è ancora viva.
E’ un anniversario/memento questo, per non smettere di cercare la meraviglia e la forza delle parole, ché le parole sono potenti e sono loro e l’amore che mi tengono in vita.
*Rosa Luxemburg

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Un pensiero su “Il primo gesto rivoluzionario è chiamare le cose con il loro nome*

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