Grandi verità


(via Spinoza.it su facebook)

 

 

Detto questo stimo Repubblica e amo leggere Repubblica.
Quello che penso è che sì, c’era qualcosa di interessante nella prima iniziativa o nei post-it ma queste foto – scosciate ed ammiccanti molte volte – per contrastare B. o dissociarsi dalla sua way of life, mi sembrano abbastanza ridicole. E poi, visto che in questo caso parliamo di donne giustamente indignate, credo ghettizzino ancora di più la questione.

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3 pensieri su “Grandi verità

    • Molto semplicemente e banalmente anche, perché 90 su 100 mi piace la linea editoriale, il modo in cui i suoi giornalisti lavorano e scrivono. Perché non è un giornale di nicchia e per pochi già informati. Un giornale letto da 10 persone, per quanto fatto bene, è inutile a mio parere.

  1. Si ma… la bontà di una linea editoriale, non si basa sui numeri, altrimenti anche la linea del Corriere della Sera sarebbe corretta, invece è una voce di chi ha il potere economico, in primis la Fiat, e poi pubblica le sciocchezze vetero-capitaliste e americaniste di un cosidetto “maestro del del pensiero” il Signor Panebianco, che arriva a giustificare la tortura in nome della cosidetta “democrazia liberale”, e soprattutto ha avuto la responsabilità di dare inizio alla propaganda degli scritti beceri, razzisti e islamofobi della Fallaci. Non è più il giornale che nella prima metà degli anni 70 che dava spazio a Pasolini e faceva scappare a gambe levate il vecchio trombone reazionario Montanelli, poi osannato acriticamente solo perchè anti-berlusconiano. Scusa la lunga digressione… comunque, tornando a Repubblica, che leggo on line e spesso guardo i servizi video, non condivido nulla o quasi della linea editoriale, mi sembra che sia portavoce di una fazione della borghesia italiana, che è antiberlusconiana, più per motivi estetici, che per motivi sostanzialmente politici, per cui non condivido la linea del giornale sulla politica estera, l’economia, la politica interna ecc. ecc., ma lo sport è trattato molto bene hahahahahaha… Penso che il successo della repubblica sia un sintomo della crisi della politica, non a caso è stato fondato nel 1976, l’inizio del declino dei partiti e della rappresentazione politica delle masse lavoratrici; ha sponsorizzato vari personaggi politici, da De Mita a Prodi a Rutelli, quasi sempre con scarsa fortuna, ma il punto è che si è fatto giornale-partito proprio per la crisi della politica, che quindi ha aperto la stura ai personalismi “politici”, di cui Berlusconi è solo l’escrescienza tumorale più evidente. Bisogna ritornare alla politica, le persone possono contare solo se si organizzano per affrontare i problemi comuni, i vecchi partiti non tornano più, ma la politica può, e per questo La repubblica uno dei giornali delle mediocri elites italiane è inservibile, per quanto giornale di massa. I cambiamenti possono essere solo fatti da minoranze nuove, che si affermano grazie alle loro capacità politiche e culturali, che le rendono capaci di scalzare le vecchie, certo non 10 persone, ma sono pur sempre delle minoranze a cambiare la storia, e allora nessuno si ricorderà più di Scalfari, Zucconi and company. Scusa la prolissità.

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