Vilnius, Riga, Tallinn, Helsinki/1

3 agosto
Se andate a Vilnius convinti di atterrare a Kaunas, vi sbagliate. Chiederete conferma alla bionda vicina di posto in aero, che seppur in maniera gentile vi risponderà guardandovi come si guardano i pazzi: “We are in Vilnius the Lithuania’s capital”. E noi che avevamo anche prenotato per Kaunas.. Atterriamo in Lituania così, ancora un po’ col dubbio, uscendo da un aeroporto che sembra una stazione dei treni per dimensioni e forme e ci dirigiamo verso il centro con un bus che spacca il minuto forse perché la bionda e robusta autista sa che ad un certo punto dovrà scendere dal veicolo che guida per andare a comprare le sigaretta ad un chiosco..
Vilnius di sera è spettrale: costeggiamo palazzi bassi spesso disabitati con le finestre serrate come a protezione di qualcosa o qualcuno in strade ampie ma in alcuni punti completamente vuote. Fa anche molto freddo e pare che sia normale, ai primi di agosto, mangiare in locali all’aperto con coperte di lana indosso, fornite dai camerieri. Noi preferiamo stare all’interno e assaggiare tipico cibo nazionale e in generale da est europa: patate e zuppe stracondite, non proprio consigliate se si segue una dieta povera di grassi. La vodka lituana, a piccoli sorsi, brucia tutto e riscalda: possiamo continuare a vivere e passeggiare nel centro storico deserto mentre un ragazzo in russo, con fare furtivo, ci chiede chissà cosa. Le materie illegali probabilmente rientravano nel programma di russo tre.
4 agosto
E’ una città piena di api che mi girano intorno appena mi fermo da qualche parte forse perché è una città piena di fiori e giardini curatissimi, che è la prima cosa che mi colpisce. La seconda è il cielo: così vicino alle nostre teste e di un azzurro intensissimo che rende quasi rotonda – come in un fisheye – la prospettiva del paesaggio. Delle strade ampie e imponenti mi sono già accorta ieri sera mentre ora, con la luce del sole, salta agli occhi un rigore tutto mitteleuropeo di tetti spioventi e fiori ovunque. Le persone che incrociamo sono molto spesso belle – le ragazze soprattutto – e si nota facilmente che il tenore di vita è quello tipico delle economie giovani e in divenire. In qualche angolo però c’è ancora segno di una particolarità che credo sia tutta sovietica, un’espressione del volto, soprattutto di chi ha fame o di chi al mattino presto ha già bevuto molto o delle donne con i fazzoletti in testa che vendono fiori o tutto ciò che possono davanti ai grandi supermercati.
Andiamo in giro come sempre deviando ogni volta che vediamo qualcosa di interessante. Pochi itinerari precisi, tra questi le tre croci sulla collina che svettano tra le nuvole rapide e il cielo azzurrissimo, con la città adagiata ai loro piedi. Nel mezzo chiese piene di oro e di ex voto, donne che recitano il rosario con una lingua diversa ma con la stessa identica cantilena di mia nonna, piccoli piazze e cortili dentro palazzi pieni di fiori.
5agosto
In giro nelle strade di ieri sera che sembravano di nuovo spettrali e buie, il sole oggi è bollente e fa stringere gli occhi. Ci allontaniamo dalla città vecchia e siamo immersi in palazzi molto bassi con case e tetti sfondati, finestre di legno ancora serrate e antenne paraboliche enormi, mentre ogni tanto scorgiamo librerie piccole ed interessanti, negozi profumati di buono. Visitiamo il museo di arte contemporanea, il più importanti della Lituania che però delude ampiamente le aspettative se non per la struttura – vetro e ferro – con vista giardini e i suoi banconi in sospeso ricavati da ali di vecchi aeri militari. Subito dopo pranzo partiamo per Riga e mentre aspettiamo il nostro bus abbiamo modo di guardare altri volti, altre interazioni sociali: famiglie che vanno verso il mare su furgoni che qui si chiamano microbus, vecchie con buste più grandi e pesanti di loro e una donna, sola, seduta ad una tavola calda a sorseggiare una birra enorme guardando nel vuoto sempre con la stessa espressione triste.
Da Vilnius a Riga percorriamo per svariati chilometri una strada perfettamente dritta, boschi a destra e sinistra che si alternano solo a chilometri di campi piatti non coltivati pascolo perfetto per numerose mucche. Dormire per metà viaggio diventa uno stimolo automatico.
Riga è come immagino, pur non essendoci mai stata, la Russia ora. E non solo per le scritte in cirillico ovunque o per il fatto che il più delle persone parli solo russo ma per una atmosfera probabilmente dovuta alle strade enormi e si intersecano sempre perfettamente a scacchiera, per la stazione dei bus a ridosso del fiume, grigia e sporca piena di tutto e per le persone che camminano velocemente con una sguardo diverso ancora non visto.
Dalla stazione al nostro ostello negozi di alcool acanto a club erotici e a boutique con manichini senza gambe e parrucche stoppose dai vestiti fermi ai tardo anni ottanta o giù di lì. La vita come in tutte le città che non conosci, si svolge nel centro antico, un fiorire di guglie, di chiese ortodosse, torrette e palazzi dalle facciate ricamate a dai tetti spioventi. Le costruzioni sono imponenti e molto cupe all’esterno salvo poi rivelarsi sfarzose ad accoglienti dentro. Per strada c’è molta più gente rispetto a Vilnius, la città è molto più grande, quindi più sporca e i turisti sono rumorosi tanto quanto gli indigeni. Entrambi hanno preso un po’ il peggio dell’altro e Riga sembra essere una sorta di Sodoma post Urss della quale però non riesce a liberarsi totalmente. Le ragazze sono ancora più smaliziate e quando si aggirano in gruppo vestite di nulla praticamente per festeggiare una quasi sposa che indossa un velo bianco sulla minigonna e i tacchi, vendono baci e preservativi e sembrano divertite, attorniate come sono da turisti rumorosi e scalpitanti. Altre ragazze manifestano una sicurezza e una emancipazione che sanno di nuovo: sono belle, ben vestite – globalizzate – si aggirano in due o in tre, frequentano locali fuori dai giri – l’enclave svedese, incantevole – mangiano e bevono mentre ridono e parlano tantissimo. Trascorriamo la serata dove ci portano le strade, fino al fiume buio ma pieno di giovani e numerosi gruppi che festeggiano addii al celibato/nubilato, ognuno con i proprio riti che hanno in comune il bere moltissimo.
6 agosto
Sarà la grande speranza nel futuro o che per qualche motivo bisogna farlo, fatto è che ci si sposa molto a Riga. Incontriamo quantità elevatissime di novelli sposi (vestita di tulle vaporosissimo con pettinature alte e complicate lei, di chiaro e un po’ spaesato lui). Tra un matrimonio ed un altro arriviamo a via Alberta il cuore del liberty di Riga. I palazzi, uno accanto all’altro, sono un rigoglio di fiori, draghi, stucchi coloratissimi e fregi dall’intaglio perfetto. Ogni facciata è diversa dall’altra e seguendo la strada le forme e i motivi si alternano fino a diradarsi ma mai completamente.
Più entriamo nel centro, invece, e più i teti e le guglie si appuntiscono, su ogni torretta un gallo o un gatto e i mattoni a vista sono spesso ricoperti di edera fittissima. E’ un continuo via vai di gente che si contrappone alla solitudine e al silenzio di alcune stradine secondarie: i turisti sono molti ma il centro è abbastanza grande perché si disperdano in un attimo. C’è un parco a metà tra la città vecchia e la la stazione grigia e brulicante, con un piccolo fiume che lo attraversa: è silenzioso eppure incrociamo moltissime persone. Proprio accanto alle cantine di Albano Carrisi – stile italiano ovunque nel mondo – c’è il museo della moda, con una esplosione di colori e tessuti: Valentino, Emilio Pucci, Dior, Balenciaga, Chanel con immagini di repertorio di sfilate nelle le strade innevate di una Riga vintage. Di sera riusciamo a ricavarci un po’ di noi nell’enclave svedese: quasi nessun turista, noi beviamo Moskovskaya mentre dentro si festeggia un addio al celibato con futuro marito legato, bendato e protetto con un casco da operaio mentre il cameriere con giubbetto catarifrangente indossato per l’occasione, incendia il suo cocktail e il casco nel deliro generale degli amici e nostro.

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