Vilnius, Riga, Tallinn, Helsinki/2

7 agosto
La domenica mattina presto Riga è sveglissima e già in movimento: ci sono le ragazze con il trucco della sera prima sbavato, i ragazzi che buttano giù gli ultimi gocci di alcool comprato o di contrabbando la sera prima – alle 10 finisce la vendita ufficiale – o appena comprato, gente che va chissà dove. Tutto in un silenzio innaturale; persino la stazione dei bus sebbene piena di gente sembra quasi ovattata. Partiamo per Tallin: anche questa volta alberi a destra e a sinistra, un po’ di mare e intanto il cielo continua ad avvicinarsi sempre di più alla terra.
Tallin è come due città in una: la moderna Estonia che ha adottato l’euro e che si porta dietro i postumi architettonici della Russia e la città vecchia, un continuo saliscendi che ha come apice tre terrazze verdi a picco su guglie e sul porto. Facciamo un giro piacevole in una città che di domenica sembra una scenografia perfettamente mantenuta ma priva di abitanti del posto che si intravedono, in pochi, solo a tarda sera. Le facce delle persone sono diverse: se già dalla Lituania alla Lettonia sono cambiate, qui alcune volte perdono le caratteristiche russe e prendono i tratti scandinavi. Per ora e in serata prendiamo solo le misure, ci ritorneremo, intanto domani mattina abbiamo un mare da attraversare.
8 agosto
Lasciamo la stanza presto per andare verso il porto. I ritmi del lunedì mattina sono molto lenti: incontriamo solo un paio di operai e anche il porto è quasi deserto, con un ingresso sterrato e pieno di alberi. Ci imbarchiamo su una nave enorme, di quelle che fanno la spola tra il continente e la Finlandia e troviamo a bordo tutta l’umanità possibile, moltissimi russi di diversa estrazione sociale, finlandesi che tornano a casa, donne anziane e giovanissime, persone sole che guardano il mare, altre che non lo percepiscono minimamente. Quasi tutti fumano e bevono tantissimo durante la traversata, moltissimi trascorrono due ore due a giocare ai videopoker senza accorgersi del movimento sotto i loro piedi e della Finlandia che emerge all’improvviso dal mare grigio e agiato.
Helsinki è bellissima. Lo so già da quando la nave entra in porto, dalle tante piccole isolette che precedono la terraferma, dalle architetture industriali accanto ai cimiteri piccoli come giardini. E sarà una città difficile, lo sappiamo dall’ostello, uno dei tre unici presenti in città, dal costo elevatissimo di ogni piccola cosa ma senza tanta retorica quello che vedo dal porto alla nostra casa per i prossimi due giorni, vale la pena di essere vissuto così com’è.
Helsinki è passeggiare in manuali di architettura e in un panorama di bellezza assoluta. Non solo le costruzioni di Alvar Aalto – l’Opera e il Finlandia, vicinissimi a dove siamo noi – che sono rigorosi e contemporaneamente un tutt’uno con la natura intorno, ma anche i palazzi, gli uffici pubblici, danno un senso di completa perfezione e completezza che troviamo così totale solo ora. Passeggiamo a lungo e arriviamo verso il mare che nei mille giri che facciamo è come se ci attirasse a sé. C’è pace intorno e gente che vive la propria vita con tranquillità ignorando i turisti e ignorando quasi la bellezza tutt’intorno che probabilmente per loro è la cosa più naturale del mondo. Il centro è in totale simbiosi con la città: non è solo per chi va e viene ma è di tutti. La sera camminiamo tra Alvar Aalto bianco e di vetro e una chiesa imponente. In giro ci siamo solo noi, qualche ragazzo a bere e a fumare sui prati e nessun’altro. Tre barche legate al pontile sul lago che si muovono quando l’acqua si increspa.
9 agosto
Giornata dedicata a due musei: arte contemporanea e design. Anche questa volta solo i palazzi valgono il costo del biglietto. Nel pomeriggio percorriamo il design district tra negozi, atelier e minuscole gallerie; piccoli tesori in ordine sugli scaffali e sulle grucce, tessuti, forme, tutti da toccare, annusare. E’ una città viva e piena di energia, un’energia che si lascia attingere da chi ne ha voglia e da chi la sa apprezzare e non cerca altro. In così poco tempo riesce a darci tutte le sollecitazioni che cercavamo e che il nord, solo il nord, sa dare. La sera ci ritroviamo su un piccolo porticciolo a pochissimi passi dalle case; anche questa volta ci siamo solo noi, poche persone che fanno jogging, un uomo che fa manutenzione al monumento a Sibelius. Sono da poco passate le dieci e mezza e non è ancora completamente buio, il cielo è indaco e ancora carico della pioggia del pomeriggio e profuma di fresco e di nord.

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