Indolenza umida e blu

Mai fatta una vigilia di Natale degna di questo nome, un cenone di quelli in cui inizi a mangiare come minimo alle 8 in una casa che odora di pesce fritto e baccalà. Famiglia troppo indolente per aspettare fino a tardi senza un motivo valido.
Sono le 6, il pranzo è finito da un’ora e in giro c’è quell’aria stanca, una mistura perfetta tra sonnolenza e buio umido e freddo tipico della vigilia. Non c’è confusione, abbiamo già scartato i regali che conoscevamo, in piedi e di fretta senza nessun motivo. Non ci sono nipoti da torturare e da cui farsi torturare, natale con la madre, capodanno con il padre. Ci siamo solo noi, la nostra indolenza e l’odore del pesce che poi si mischia a quello dei dolci e della frutta secca. Non è mancato lo spritz alle 2 perché il 24 è doveroso essere circondati da gente col sorriso d’ordinanza intenta a bere a scambiarsi il meglio delle speranze almeno per un giorno, prima di essere inghiottita dall’odore forte di baccalà e dolci di castagna e noi che per un po’ abbiamo ballato la nostra danza sotto ad un sole timido che preannuncia neve intorno.

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