La vita ai tempi della precarietà

Che poi cos’è la precarietà? Mia madre ha imparato a dire alle amiche di noi “beh sì sono giovani, sono precari ma hanno un sacco di voglia e lavorano un sacco. Non ti dico poi lui sta sempre in giro”.
Ufficialmente non so se posso definirmi precaria, non so se ci si arriva per età, esperienze di vita o di lavori mal pagati o instabili e ad ogni modo posso pure dirmi fortunata perché se non quella professionale, almeno la vita vita è stabile. (che poi che non si debba dire in giro lui e Camilla lo dicono spesso, in maniera diversa ma lo dicono, perché gli occhi secchi sono molto forti, ma vaffanculo, sono felice e mio nonno anche quando stava male, non male male ma male normale, usciva appositamente per farsi vedere e dire “sto benissimo” a chi gli chiedeva “don antò, come state?”. E’ morto perché gli mancava mia nonna, non per gli occhi secchi).
E allora pensando a cos’è la precarietà, senza fare analisi politiche sofisticate ché micromega lo compravo quando ero figlia di famiglia e all’orientale non studio più perché mi sono laureata, ho capito che la precarietà è quel pungolo fastidioso – e come solo lui sa essere devastante – che non ti fa godere dell’adrenalina, dovuta e legittima, per due due imminenti viaggi abbastanza imminenti perché, per congiunzioni spazio temporali banali, coincidono con gli ultimi giorni in questa casa, insieme, sotto lo stesso tetto e con il consequenziale struggimento di capire cosa, come e dove fare. Poi una sera la decisione che è in una qualche maniera è “un poi ci pensiamo, almeno fra qualche altro mese”. Ché lasciare questa casa finalmente così piena di luce è un peccato, perché voglio godermi anche lo struggimento delle giornate che si accorciano di nuovo e completare il cerchio.
Per ora così, possiamo farcela. Poi vediamo. La vita ai tempi della precarietà è questa frase con tre p a scandire le pause.
Ed è anche il poter contare serenamente i giorni che mancano alle partenze e per ora pensare solo a quello.

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3 pensieri su “La vita ai tempi della precarietà

  1. Io ci ho pensato a questo post. E come una vecchia zia ti dico che a 25 anni è davvero presto per definirsi precarie. E se a 25 anni non ti senti precaria, stai inguiata. Poi voglio un PM sulle partenze… 🙂

    • Insomma senza ansia sai che palle? (ansie di cose belle, ansie di cose brutte)
      Poi fino a quando potrò comprarmi a 20 euro una borsetta color corallo che non puzzi troppo di cina, è tutto a posto..

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