Sempre di treni e di luce

E poi all’improvviso, senza preavviso, senza annunci, senza equinozi, la luce sui cantieri navali si fa violetta, nei giorni fortunati indaco/rossa, e ogni giorno qualche impercettibile minuto più tardi, ci alziamo per guardare il tramonto: il sole è una palla incandescente verso Sorrento e irradia di rosso, rosa, giallo il cielo e i palazzi e ci brilla negli occhi, gli stessi occhi che non riescono poi a mettere a fuoco lo schermo per i cinque minuti successivi.
Era prima di natale, era prima di capodanno, era l’anno nuovo. Ho scritto un paio di volte 2015 a penna e non ho mai sbagliato perché non ci ho pensato. Uguale ma al contrario come quando inciampo nelle scale la sera mentre corro al treno perché sto pensando all’atto stesso di scendere le scale. Come il cervello che è quella cosa lì che funziona sempre costantemente, specie e soprattutto quando sembra di non sentire il rumore che fa.
Giorni velocissimi, giorni lentissimi, tutto quanto in mezzo, sempre le stesse canzoni in testa, quelle che scelgo per portare vistosamente il tempo con la testa e i piedi, quelle che scelgo per stringere la bocca fino all’accenno di sangue tra i denti.
I pensieri sempre più avanti delle azioni, il tempo in treno per pensare a tutto e pensare a niente. Per guardare tutti sempre e fissare il contorno delle mie labbra e la curva del naso nei vetri sporchi.

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