30 (molto in ritardo)

Alla fine ho fatto 30 anni. Da più di 15 giorni. Non è cambiato nulla, nessun capello bianco, nessuna nuova ruga a parte quelle ai lati degli occhi che escono sempre tutte le volte che rido. E alla fine, rido parecchio anche a 30 anni.
Oggi è il compleanno della mia migliore amica, anche lei fa 30 anni, e negli auguri le ho ricordato di quando lei aveva i capelli blu e io portavo le gonne sopra ai pantaloni e nei pomeriggi di indolenza del liceo ci chiedevamo come saremmo state oggi.
Cercavo un posto nel mondo quando ci facevamo questa domanda e lo facevo come lo facevano tutte le ragazzine del mondo, piangendo, sbattendo i piedi, leggendo, mentendo, riempendo di parole fitte quaderni a quadretti e il mondo era un cesto di possibilità da cogliere, con tutta la frustrazione di non poter cogliere quanto volessi e come volessi da quel cesto, con tutta la paura di non essere mai abbastanza in nulla, con tutta la sicumera di chi crede di stare sempre e comunque nel giusto e il relativo cortocircuito che questo doppio sentire provocava ad una ragazzetta inquieta come me.
Questa notte tra la veglia e il sonno, ho fatto la conta delle cose del giorno come faccio di solito, alle quali si sono aggiunti pensieri amplificati che hanno fatto il giro degli ultimi 15 anni: ho pensato alle cose viste, fatte, sentite, mangiate, baciate, toccate, annusate, amate, odiate, trovate e perse e 15 anni mi sono sembrati un attimo, un sogno lunghissimo che nel tempo della storia dura anni, ma che nel tempo del racconto dura il tempo del sonno di una notte. E ho cercato di ricordarmi, invano, come la mia amica ed io rispondevamo alla domanda “Ti immagini come saremo?” e allora ho pensato che se non lo ricordo non è perché non ci abbia posto abbastanza attenzione ma perché ho mischiato le possibilità e le frustrazioni immergendo mille e mille volte le mani dentro quel cesto e così ho creato le varie versioni di me che oggi fanno la me che ha 30 e un paio di settimane e nonostante questo quel cesto è ancora bello pieno e posso ancora giocarci come voglio.

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