Di fine anno, di inizio anno.

2016Vado verso il mare, vado verso le colline e i borghi per sfuggire anche solo alla tentazione di fare bilanci e buoni propositi. Se è proprio necessario quelli si fanno il primo settembre con la pelle ancora abbronzata e i capelli asciugati all’aria.
Non è finito niente, non è iniziato niente. È sempre la solita storia, cambia un numero dopo lo zero, è scaduta una patente, cambierà un numero dopo il 2.
Le stesse solite domane, le stesse solite risposte.
Salgo in macchina e vado a sentire il mare, a scrutare l’Albania che non si vede, a camminare sui bordi del lungomare come i bambini, tra le case aperte di Bari vecchia mentre tutte le donne arrostiscono carne e noi passiamo tra i fumi delle braci accese.
Una volta l’Adriatico, una volta il Tirreno, a prendermi tutto il sole, tutta la brezza e poi il gelo per sentire tutte le sensazioni possibili, il caldo e il freddo sulla pelle e riempire di tutto l’ultimo giorno dell’anno. Fino al giorno dopo.
Attraverso fumi di braci, attraverso nebbie di montagne, scintille di sole sui due golfi. In mezzo perfettamente. Lascio il solco. Il solco sugli anni che passano, sui ti rendi conto che è finito un altro anno, sui l’anno prossimo magari, entro i 30 credo di sì.
L’eccitazione, la malinconia, gli abbracci, i baci, i sorrisi, la cupezza. I dieci giorni tra 2015 e 2016 c’hanno avuto dentro tutto lo spettro delle emozioni, del dire fare baciare. Picchi altissimi, down profondissimi, montagne russe spaventose di vuoti d’aria e sangue alla testa. E poi tutto così perfettamente in ordine per crogiolarsi, così come ogni anno, nello spleen e goderne.

Come tutti i 31 dicembre del mondo

Domani non inizia niente, oggi non finisce niente. Cambia solo un numero in fondo alla data. Ci metterò una settimana ad abituarmici. Scriverò 4 invece che 5 con la penna nera. Forse non lo farò neanche perché è il 31 e non ho ancora comprato un’agenda per domani. Agende che non scrivo più tanto ma che ho bisogno di avere sempre in borsa.
E’ il 31 e aspetto che la giornata passi, che l’anno passi, che venga domani e venga poi anche la settimana prossima. Perché sono più contenta del tempo che passa velocemente che di quello che devo aspettare. E non perché il meglio deve ancora venire ma perché ho fame di tutto e voglia di tutto. E voglio mangiare tutto e provare tutto. E queste sono solo cose che si possono fare nel futuro. Immediato, prossimo. Da stanotte, da domani, dalla settimana prossima.

E’ una lista ma non si devono spuntare propositi

Cose che mi piacciono verso la fine dell’anno:

  • Guidare di domenica la mattina presto sull’autostrada vuota.
  • Dormire in macchina a metà mattinata mentre qualcun altro guida.
  • Far risuonare i tacchi sul parquet di un museo.
  • Svegliarmi non tanto tardi, non tanto presto. Fare comunque colazione.
  • Tutto il sole del lungomare un sabato mattina, con il cielo terso e mio padre.
  • Scrivere con la penna nera il mio nome sulla Moleskine nuova.
  • Mangiare tanto, maggio è lontano.
  • Scartare regali insospettati.
  • Compilare liste di: Ikea, di saldi, di propositi per l’anno nuovo e farlo a mente così da non avere l’obbligo di spuntare alcun che e tenere buoni il conto e la coscienza.

Cose di Natale e fine dell’anno

un altro giro e poi bastaC’è questa cosa delle tradizioni da rispettare a metà tra il sacro e il profano, tradizioni che mi tengono attaccata alla vita come me la ricordo da sempre, gli aperitivi da bere il 24 da mezzogiorno in poi, i regali subito dopo aver finito di mangiare, con mia madre che spinge per fare di fretta perché deve iniziare a lavare i piatti e mio padre che borbotta perché “i regali dovrebbero essere un pensierino e noi li facevamo alla Befana e voi comprate qualcosa ogni giorno” e i bambini che ti chiedono aiuto per montare tutti i giochi e poi li accantonano dopo un’ora.
C’è questa cosa del non detto, del non fatto, dei silenzi e degli sguardi: io so che tu sai che lei sa, auguri, come stai? Ma veramente? non lo sapevo. I nomignoli anche a quasi 26 anni.
C’è questa cosa del non sapere il giorno della settimana, una perenne aria di vigilia e la tavola sempre imbandita, il tempo brevissimo, anche nei giorni non di festa, tra le briciole del pranzo e i piatti di nuovo per la cena, che sai, i bambini devono comunque mangiare.
C’è questa cosa dell’ansia di Capodanno, tu che fai? Che poi le cose importanti sono i baci, la sabbia e il mare della mattina relativamente presto del primo dell’anno.
Ci sono i pois, i letti singoli dove stringersi in due, i giri in macchina e le fughe di un giorno e comunque poco tempo per fare liste e propositi, perché poi basta solo che ci sia il sole caldo dietro ai vetri, le giornate secche che tengono i capelli lisci, i tacchi che non fanno male. Tutto il resto lo creiamo noi, senza una lista da spuntare.