Geografie di noi

Quando ci muoviamo nella provincia ho sempre forte difficoltà a capire dove sono.
Dalla città non costeggiamo mai il Vesuvio ma sempre alla sua ombra, arrivando fin quasi sotto Avellino, ed è solo una montagna nera non così lontana da farsi dimenticare, non così vicina da venirne attirati e attratti.
Alcune volte andiamo al mare dalla provincia e per farlo corriamo verso il Vesuvio che da nero bruciato diventa case, strade e palazzi. Poi diventa cancellate, mattoni senza calce, città storicamente ricche di soldi che non si sono trasformati in altro da soldi. Solo altre case rotte, manichini con vestiti belli in vetrine tra cantieri sempiterni.
Le statue di Padre Pio sono circondate da bandiere già sbiadite dell’Italia che si alternano a Viva Sant’Antonio e coriandoli bianchi e blu spenti e sporchi agli angoli dei marciapiedi.
Poi c’è una lunga galleria, chiudi i finestrini e dopo qualche curva il mare. Così, senza avviso, senza profumo. Con il Faito alle spalle, il Vesuvio a destra e il Golfo al contrario, che sembra ruotato di 180 gradi, cose se qualcuno lo avesse spostato mentre attraverso la galleria, soltanto per confondermi.

La brillantezza del mare mi rende sempre felice anche quando il mare non è come lo immaginavo o lo desideravo. Il mare è la mia religione, ci credo sempre e comunque nonostante tutto, mi dà conforto quando ne ho bisogno.

Poi saliamo ancora, siamo in cima ad un’altra montagna, giù era estate mentre noi ci dirigiamo verso nuvole nerissime e dense, verso un temporale da annusare sulla porta mentre fumiamo con un gatto minuscolo che prova ad arrampicarsi sulle gambe. Il giorno dopo finiamo il nostro scavalcamento di montagna, scendendo di nuovo verso il mare ma dall’altro lato, mentre molti altri sono diretti verso il Sentiero degli Dei.
E di nuovo il mare, il vento e il sale sulla pelle. Una provincia finisce, ne inizia un’altra e il Vesuvio non c’è più.
E poi di nuovo il contrario, si sale, poi si riscende, si attraversano gallerie e montagne si costeggiano vulcani, strade rotte e centri commerciali. E siamo linee che uniscono puntini su una mappa ma pure il contrario.

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Cose estive/3

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Sono andata a correre. Venti minuti per cercare un pantaloncino con le tasche e per chiudere le tapparelle di casa dei miei. 20 minuti dopo ero di nuovo davanti al portone di casa, dopo aver percorso una strada secondaria per non far scoprire ai ragazzini del quartiere che ero già di ritorno venti minuti dopo. Ci andrò di nuovo: non ho l’ansia tipo milanese del correre sempre a qualsiasi ora, non mi fa sentire bene, non vedo la vita migliore. Voglio solo provare a correre di nuovo.
Sto nuotando. Ogni giorno arrivo alle boe a stile libero e ritorno a rana, poi prima di uscire mi faccio salire il sangue alla testa un paio di secondi facendo una capriola sott’acqua. Nuotare e il sangue alla testa sono due cose che mi piacciono parecchio.
Dormo il giusto. Non mi sono ancora svegliata mai più tardi delle 9 e il pomeriggio chiudo gli occhi solo un po’ gli occhi.
Sto indossando vestiti che non mettevo da un po’ e l’armadio mi sembra nuovo e fresco. E’ una sensazione nuova alla quale non sono abituata.
Sto cenando sempre fuori casa. Alterno discorsi su Antigone (contro natura, contro gli dèi) a lunghe disamine su scarpe da comprare. Tutto parte dal nulla, tutto si spegne per ricominciare in altre parole, tutto continua con un sorso di vino e troppe sigarette.
Parlo con tutti i venditori marocchini sulla spiaggia. Chiedo consigli sulle strade, sul caldo, sulle città. Tutti mi rispondono sorridendo, consigliandomi di non andare a Casablanca, di non perdere Agadir e Meknes, di mangiare tutto il cous cous che troverò e di non avere paura dei 45 gradi. Rispondo “sì” quando mi chiedono se vado con mio marito.
Rido mentre il sole tramonta sulla costiera e restiamo con le gambe in piscina a rubare tutto il fresco di un pomeriggio di agosto perfetto.
Cammino accanto a mio padre. Sto dietro al suo passo lento, ridiamo spesso.
Parlo con mia madre di notte al buio e le parole ad un certo punto si fanno senza senso fino a quando non ci addormentiamo.