Cose di Natale e fine dell’anno

un altro giro e poi bastaC’è questa cosa delle tradizioni da rispettare a metà tra il sacro e il profano, tradizioni che mi tengono attaccata alla vita come me la ricordo da sempre, gli aperitivi da bere il 24 da mezzogiorno in poi, i regali subito dopo aver finito di mangiare, con mia madre che spinge per fare di fretta perché deve iniziare a lavare i piatti e mio padre che borbotta perché “i regali dovrebbero essere un pensierino e noi li facevamo alla Befana e voi comprate qualcosa ogni giorno” e i bambini che ti chiedono aiuto per montare tutti i giochi e poi li accantonano dopo un’ora.
C’è questa cosa del non detto, del non fatto, dei silenzi e degli sguardi: io so che tu sai che lei sa, auguri, come stai? Ma veramente? non lo sapevo. I nomignoli anche a quasi 26 anni.
C’è questa cosa del non sapere il giorno della settimana, una perenne aria di vigilia e la tavola sempre imbandita, il tempo brevissimo, anche nei giorni non di festa, tra le briciole del pranzo e i piatti di nuovo per la cena, che sai, i bambini devono comunque mangiare.
C’è questa cosa dell’ansia di Capodanno, tu che fai? Che poi le cose importanti sono i baci, la sabbia e il mare della mattina relativamente presto del primo dell’anno.
Ci sono i pois, i letti singoli dove stringersi in due, i giri in macchina e le fughe di un giorno e comunque poco tempo per fare liste e propositi, perché poi basta solo che ci sia il sole caldo dietro ai vetri, le giornate secche che tengono i capelli lisci, i tacchi che non fanno male. Tutto il resto lo creiamo noi, senza una lista da spuntare.

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