Cose estive/3

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Sono andata a correre. Venti minuti per cercare un pantaloncino con le tasche e per chiudere le tapparelle di casa dei miei. 20 minuti dopo ero di nuovo davanti al portone di casa, dopo aver percorso una strada secondaria per non far scoprire ai ragazzini del quartiere che ero già di ritorno venti minuti dopo. Ci andrò di nuovo: non ho l’ansia tipo milanese del correre sempre a qualsiasi ora, non mi fa sentire bene, non vedo la vita migliore. Voglio solo provare a correre di nuovo.
Sto nuotando. Ogni giorno arrivo alle boe a stile libero e ritorno a rana, poi prima di uscire mi faccio salire il sangue alla testa un paio di secondi facendo una capriola sott’acqua. Nuotare e il sangue alla testa sono due cose che mi piacciono parecchio.
Dormo il giusto. Non mi sono ancora svegliata mai più tardi delle 9 e il pomeriggio chiudo gli occhi solo un po’ gli occhi.
Sto indossando vestiti che non mettevo da un po’ e l’armadio mi sembra nuovo e fresco. E’ una sensazione nuova alla quale non sono abituata.
Sto cenando sempre fuori casa. Alterno discorsi su Antigone (contro natura, contro gli dèi) a lunghe disamine su scarpe da comprare. Tutto parte dal nulla, tutto si spegne per ricominciare in altre parole, tutto continua con un sorso di vino e troppe sigarette.
Parlo con tutti i venditori marocchini sulla spiaggia. Chiedo consigli sulle strade, sul caldo, sulle città. Tutti mi rispondono sorridendo, consigliandomi di non andare a Casablanca, di non perdere Agadir e Meknes, di mangiare tutto il cous cous che troverò e di non avere paura dei 45 gradi. Rispondo “sì” quando mi chiedono se vado con mio marito.
Rido mentre il sole tramonta sulla costiera e restiamo con le gambe in piscina a rubare tutto il fresco di un pomeriggio di agosto perfetto.
Cammino accanto a mio padre. Sto dietro al suo passo lento, ridiamo spesso.
Parlo con mia madre di notte al buio e le parole ad un certo punto si fanno senza senso fino a quando non ci addormentiamo.

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