Settembre in soggettiva

Cambio continuamente registro: Ciao, salve, buongiorno. Ora sono confidenziale, ora sono più distaccata, ora sono diretta, ora sono vaga.
Premo mela+T in maniera compulsiva e apro schede su schede di cose che non sempre poi leggerò. Schede che una accanto all’altra non hanno niente in comune.
Cambio modo di vestire, ora converse e shorts, poi abito nero e capelli sciolti, almeno ho un fiocco rosso a farmi mantenere i piedi alla mia terra.
Guardo foto e immagino come potrebbe essere sapendo che poi comunque ci sarà sempre qualcosa che non andrà, una cucina dentro un armadio, la padrona di casa nella porta accanto. Ma tanto prima di addormentarmi penso sempre allo stesso posto e nonostante l’armadio pieno – che in potenza ho durante questi pensieri – sono sempre vestita allo stesso modo. Come normalmente mi vestirei. Solo con le gambe un po’ più snelle e con meno cose comprate da Zara ma in negozi che so anche dove sono e dove sarei di casa ma discreta.
Aggiorno pagine che restano uguali e apro mail che non mi interessano, leggo meno di quanto vorrei. Ieri sera per la prima volta ho avuto freddo e l’altro giorno non ho asciugato i capelli al sole. L’estate è durata dieci minuti e ho indossato meno vestiti di quanto avevo programmato.

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Tenerci alle abitudini di settembre o quanto meno provare a

fotoE’ settembre da n giorni e non ho ancora tagliato i capelli come ogni settembre da quando posso decidere io cosa fare della mia testa e non mia madre prima del compleanno, prima dell’estate, così stai più ordinata e si asciugano prima.
Non ho comprato l’agenda nuova forse perché ho ancora quella che mi ha regalato mio padre a Natale, di quelle strane che iniziano a gennaio e finiscono a dicembre. Ma era rossa ed è bella. Ed era un sera che, pà scendiamo a fare un giro e devo comprare un’agenda. Tutto perché due anni fa ne avevo trovata una bellissima con una matrioska sopra in un museo di Helsinki una di quelle strane che iniziano a gennaio e finiscono a dicembre. C’era scritto sopra маша e in quel viaggio leggevo tutte le frasi in russo che trovavo. E маша mi ricordava una delle parole del dettato di russo. Certe volte mi fisso sui particolari più inutili della storia e mi incammino nelle digressioni più noiose ma ricordo perfettamente il suono della voce della professoressa che leggeva piano per farmi capire, come ero vestita, il suo rossetto un po’ sbavato sul labbro superiore, a quale lato del tavolo ero seduta.
Guardo fuori dalla finestra e temo il momento in cui la luce diminuirà, quando si accorcerà il raggio sul parquet dietro al divano. Cerco posti luminosi perché il buio non mi piace, specie se poi si schizza di rosa/rosso smog e le stelle non si vedono mai.
Per ora settembre sa di essere settembre solo per la nuova fila di foto attaccate di sera dopo cena al muro. Come ogni settembre, una fila all’anno, nelle case in cui abbiamo dormito. La prima fila di polaroid al centro, due fila di instax per lato. E su questo pezzo di muro non c’è più spazio.