Peckinpah in ralenti

Cavalli rotolano su loro stessi, ponti fatti saltare con la dinamite, cow-boys cadono dai cornicioni; poi, nella convulsione dell’azione subentra la calma, la tensione si scioglie.
I quindici minuti finali de “Il Mucchio Selvaggio” sono tutti così.
Pike e soci sanno da che parte sta il bene e da che parte è il male, ma si illudono che la loro posizione di fuorilegge li preservi dall’eterno conflitto. Loro devono pensare a concludere affari.
Ma la mattina dopo la festa hanno le bocche marce d’alcool, la prostituta che hanno accanto ha un bambino appena nato che dorme nell’altra stanza, i vestiti puzzano e tutto quello che hanno guadagnato sono delle piastre di metallo nemmeno troppo simili a monete e allora si lasciano massacrare come cani, e questo sembra l’unica cosa che li appaghi realmente.

E ne “Lo spacciatore” di Schrader, LeTour, il protagonista, uccide l’assassino della sua fidanzata e i due scagnozzi in una camera d’albergo e poi, ferito a un fianco, assume la stessa posizione dei due Buddha appesi alla parete della suite.
Tutto in ralenti.
E in carcere LeTour dice: – Non ci crederai, ma è quello che è successo che mi ha dato la serenità.

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