Cose estive/01 (Versione 2013)

Dalla città bollente alla provincia ventilata.
In mezzo gli amici che tornano dalla città vera per mangiare la pizza buona, insieme alla frittura buona, al vino buono, in un posto dove si ricordano di noi forse per via del vino a pranzo o perché parliamo in italiano, sentirsi parte del quartiere e nonostante tutto esserne felici.
“Il caffè lo prendiamo a casa, ché devo piegare le lenzuola”.
E poi via, dalla città senza aria verso la provincia devastata ma almeno un po’ più fresca. Assetto turco e polacco e se vita di provincia deve essere, almeno fermiamoci al centro commerciale con la scusa dell’aria condizionata, mentre loro parlano e io passo 5 minuti netti in ogni negozio.
Marina Abramović sul lettino singolo, testa sulla spalla e l’aria che entra dalle finestre aperte insieme alle zanzare.
Usciamo tardi e non ero più abituata. Il barista educato che mi versa quello che resta del cocktail nel bicchiere di plastica perché deve chiudere. L’ultima sigaretta e torniamo. Dormire dieci ore sempre nel lettino singolo e tirare comunque il lenzuolo sulle gambe. Colazioni lente, lentissime sul divano, ancora mezz’ora sul lettino singolo. Fare scorta di occhi chiusi per la settimana. Andare a comprare i dolci e fermarsi per lo spritz, di nuovo assetto turco polacco.
Il pranzo della domenica, in tutti i sensi. I dolci e il caffè. Dormire un’altra ora. E poi il ritorno in città e iniziare leggeri a fare discorsi serissimi mentre la provincia brucia letteralmente e ritagliarsi 40 minuti di umanità sull’asse mediano del ritorno.

Annunci