Cartoline della bellezza

capriLa prima volta che sono stata sull’isola, l’isola era umida e piovosa e io proprio non la immaginavo così. La prima volta e anche la seconda l’isola era come un paese di montagna, ma circondato dal mare che neanche si vedeva e tutti si conoscevano e tutti si salutavano.
La quarta o quinta volta che sono stata sull’isola il vento era forte e in quel momento ho capito che c’era il mare intorno e ho capito cosa vuol dire restare bloccati in un posto senza alcuna possibilità di andar via. E faceva paura perché non dipendeva da me.
Poi sono tornata sull’isola ed era un giorno freddo di sole, quel sole che sai che ti stordirà ma è il primo sole e non puoi farne a meno e c’era il mare blu e e verde brillante, più blu e verde brillante di come lo vedi nelle foto di tutto il mondo, tutti i giorni da un paio di mesi. Ed è stato un tuffo al cuore e sorridevo e mi sembrava stupido e sembravo stupida ma la bellezza era troppa e io non l’avevo mai vista così e allora potete giustificarmi.
Poi sono tornata sull’isola e mi sono arrabbiata spesso con lei, col suo essere così severa ma comunque non riuscivo mai ad essere totalmente in collera. C’era sempre troppa bellezza e le strade cominciavano a vestirsi ma con calma e le persone cominciavano a svestirsi ma con calma mentre su alcuni aumentava l’intensità del colorito e altri ci chiedevano dal nord del mondo se eravamo già a mezze maniche.
Sull’isola sono tornata e come nel più classico dei maggi, anche sull’isola dopo una pioggia forte di dieci minuti, il tempo di una sigaretta dopo il caffè, è tornato il sole e questo è servito definitivamente ad umanizzarla, per avere un appiglio di realtà, in quello che per molti è il posto più bello al mondo. Che poi non lo so se lo è per davvero, ché di mondo ne ho visto ancora poco, ma non deve essere una definizione così lontana dalla realtà quando dopo pranzo, nel silenzio di Tragara, restiamo in silenzio anche noi e lo interrompiamo solo per dire “Senti il profumo dei fiori”, mentre una sconosciuta ci sorride e ci dice “Siamo in paradiso, siamo davvero in paradiso”.

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Il sangue alla testa, le fitte allo stomaco

I posti come le persone sono altalene. Le persone, certe persone, lo sono ancora di più perché laddove dipende dalla forza di chi ti spinge sull’altalena quanto riesci a toccare con le gambe il punto immaginario più un alto, per certe persone dipende da come gira tutto il resto intorno a loro.
Le mie altalene dipendono molto dal tempo che fa, dal particolare calore dell’aria nei mesi al di fuori della classica estate, perché a meno che non siate estatefobici, caldofobici, marefobici, a star bene in estate son bravi tutti.
Allora il giorno in cui – un giorno di festa, un giorno senza sveglia, un giorno di cappuccini a letto, un giorno lento – un giorno in cui esci per la prima volta dell’anno a gambe nude, è un giorno felice.
Oggi Napoli è bella ed è al suo apice di bellezza stagionale: un delicato equilibrio di caldo normale, di poche persone e poco rumorose per strada per via della festa, di cortili soleggiati dove togliersi le ballerine e stendere le gambe per farle colorire.
Ed è una bellezza che sta montando da un po’, giorno dopo giorno quando la mattina esco e ci salutiamo con un bacio sulla porta, quando la sera esco e ci incontriamo in piazza e la luce è ancora forte e beviamo in piedi e parliamo e mi chiedono come stai? e rispondo bene e rispondo in pace. E penso a quanto sia difficile poter dire con sincerità bene e in pace, poterlo dire e poterlo sentire e sapere che bene e in pace dipendono così tanto da come si muove la città e la vita intorno a te. E ne approfitti come quando sull’altalena senti la fitta allo stomaco per l’altezza e l’immediata ricaduta indietro perché tra un po’ sarà maggio e sarà bello e impressionante come i tulipani polacchi, arancioni e bianchi, che piano piano sono cresciuti e ora sono già sfioriti e dei quali conserveremo per l’anno prossimo i bulbi che con così tanta cura abbiamo portato da Danzica.
Poi verrà giugno, il caldo asfissiante, la spazzatura, la polvere bianca sotto i marciapiedi contro le formiche e gli scarafaggi. La nuova spinta da farsi dare e portare in avanti il corpo, prima la testa, poi un colpo secco di schiena e infine tendere le gambe e se necessario tendere anche le punte dei piedi. Fino alla fitta allo stomaco, il sangue alla testa e poi di nuovo indietro.