Ho una casa, ed è bellissima: la mattina mi svegliano i raggi di sole che arrivano dalla finestra di fronte al letto, faccio colazione poggiata sul davanzale della finestra in cucina che dà sui tetti di Napoli e su uno spicchio di Capodimonte.
Ho una tesi, grigio scuro in tela: Comizi d’amore, fenomenologia di un discorso affettivo. La discuterò il 30 novembre, alle 11.30. Per ora solo stringerla e sfogliarla mi fa friccicare.
Ho una nuova vita, nuovi particolari, nuove cose. Napoli è una città invivibile e spesso cattiva, però sa anche accoglierti come tra cosce calde. E io mi prendo il suo meglio e il suo peggio.
New Season
Novembre 18, 2009Di vestiti nuovi, di nuove vite
Novembre 11, 2009Un paio di scarpe belle, un vestito classico con tocchi di viola, una casa in Via Duomo a Napoli.
In due giorni ho trovato cosa indossare per la laurea a fine mese e dove vivere per i prossimi tempi.
Ed è finalmente rifiatare.
In un pomeriggio (oggi) ho riempito quattro scatoloni di tutto quello che di già vissuto porterò nella nuova vita, tutto quello che servirà a tracciare la mia presenza tre le nuove pareti, ora così bianche e vaste. E il mio pezzo di mondo privato adesso è mezzo vuoto: seguendo con lo sguardo la linea della parete e quella degli scaffali non sono pochi gli ostacoli che incontro.
Per la prima volta lascio questa casa. Niente di trascendentale come inizio, ma per la prima volta varco la soglia di una vita nuova e lo faccio con lui
E da due giorni, nel momento prima di dormire in quello prima di svegliarsi, ad occhi chiusi immagino il nuovo letto e i raggi di sole della mattina che lo riscaldano.
Sparklehorse + Fennesz: colonna sonora per tesi consegnata
Novembre 4, 2009Ho scritto per meno di tre mesi, alternandomi tra ore intere a battere i tasti senza tregua e ore intere a fissare la pagina bianca e l’arrivo dell’autunno fuori dalla finestra.
Da stamattina la mia tesi giace insieme a tante altre in uno scaffale in segreteria, rilegatura a spirale, versione quasi definitiva. Ottanta pagine di Elettra, sapientemente nascosta tra Pasolini, i suoi film e i suoi scritti, Bataille, Baudrillard, Barthes, Bodei, un po’ di indagine sociologica sui miti d’oggi, sulle derive di un prototipo, sui rapporti socio-affettivi.
E sono orgogliosa di questa banalissima tesi triennale, perché è stato un lavoro duro e maledettamente interessante, perché è mia e di chi mi sta accanto.
Perché è stata una sensazione di gioia mista ad adrenalina consegnarla, perché non è un arrivo ma un inizio di mille altre cose, perché so che ci sono persone orgogliose di me, perché ho una scusa inattaccabile per comprarmi un vestito nuovo per fine mese..
Uno
Novembre 1, 2009
I’ll be the wind, the rain and the sunset
the light on your door
to show that you’re home
x
Krapp e il masochismo del rileggersi e del riascoltarsi
Ottobre 29, 2009Krapp’s last tape
Teatro Mercadante
Napoli, 2009
Krapp ride della voce di sé da giovane, come un vecchio cinico e ormai disilluso che ricorda gli anni in cui
credeva di essere (col senno di poi) felice e nel pieno della propria esistenza.
Col passare del tempo però, e con il nastro della bobina che scorre, le risate diventano sempre più amare perché la constatazione inevitabile dell’essere in fin dei conti un fallito e uguale a tanti altri, aumenta sempre di più.
C’è sempre del masochismo nel rileggere (ma in questo caso ascoltare) i ricordi del passato perché la testimonianza del tempo che passa, delle soddisfazioni e delle delusioni, è spietata: resta incisa e l’unica maniera per sbarazzarsene è distruggerne fisicamente la presenza. E’ un gioco crudele al quale Krapp cerca di sfuggire, bloccando il magnetofono quando diventa insopportabile ascoltarsi, ma puntualmente non riesce a farne a meno e smette di interloquire col se stesso di trent’anni prima al montare della disperazione che lo immobilizza con lo sguardo perso nel vuoto.
Si rende conto della sua condizione di fallito, di aver inseguito una vanagloria che lo ha portato alla solitudine e che ha aumentato i suoi problemi con l’alcool.
Non ha molto da dire dell’ultimo anno trascorso, ha molto di più, invece, da ascoltare e da ricordare.
La grandezza del testo di Beckett, magnificamente interpretato da Bob Wilson, è tutta nelle parole che azionano un meccanismo di immagini visive. Riusciamo a vedere la fessura degli occhi di Effi infastiditi dal sole, così come Krapp la descrive, nel momento in cui si dicono addio. Riusciamo a vedere il graffio sulla gamba della donna e a sentire il fruscio delle canne.
Insieme a Krapp, nello stesso istante, ci rendiamo conto di quanto veramente egli abbia perso rinunciando all’unica donna che abbia mai amato. E quello che resta, a lui a noi, è solo il rumore del nastro che continua a girare senza nessun altra parola incisa.
Sia ben chiaro non è un post nostalgia, maledetta nostalgia questo
Ottobre 21, 2009Prendendo confidenza con l’idea che tra un mese e pochi giorni(dipenderà da quale giorno discuterò la tesi) sarò laureata, inizio anche a prendere confidenza con l’idea che alcune cose da qui a pochissimo tempo cambieranno.
E’ innegabile, in questi tre anni di università ho avuto esperienze di vita e accademiche bene o male straordinarie. Ho bevuto questi momenti come se fossi l’ultima sopravvissuta che arriva ad un’oasi dopo un lungo errare nel deserto.
Arrivata al terzo anno però, nel momento in cui certe scelte e certi rapporti più dovrebbero consolidarsi la riforma di cui sono figlia ti mette di fronte all’evenienza di ricominciare tutto da capo.
E quindi una nuova università, una nuova città, una nuova casa da sola e con lui .
Qualche timore c’è, chiaramente, dovuto al balletto delle presentazioni e dell’ambientarsi in un posto nuovo. Niente di traumatico però. Resto pur sempre ad un’ora da casa mia. E l’eccitazione del nuovo è più forte di tutto.
Nella valigia però porto con me quello che ho imparato/provato in tre anni. Ci pensavo oggi, con il sole di nuovo caldo quando quasi in formazione completa eravamo a ridere forte. E volevo rubare ogni frammento di quelle risate, delle parole serie che si mischiano alla completa ilarità e portarmi dentro tutto. Insieme alla pelle d’oca della prima lezione, le delusioni e le soddisfazioni, l’erba e il cielo sui libri, sulle risate e sul bivacco, sui pensieri tristi, su quelli belli.
Futuri prossimi
Ottobre 12, 2009In una sera ventosa di ottobre so cosa e dove sarà la mia vita per i prossimi tempi.
Pervasa da un senso di leggerezza e insieme di forza ora vado avanti, felice e in overdose di adrenalina.
Avere la certezza di aver fatto bene e la certezza di quello che sarà domani è la panacea a tutti i mali del mondo.
Aveva un altro suono poco fa il ticchettare delle unghie sui tasti mentre scrivevo altre 5000 battute delle mia tesi.
Era un misto tra eccitazione, voglia di nuovo ed électricité. E’ un suono simile a quello che fa il sangue quando pulsa. E’ anche calore che si irradia dal centro esatto del mio corpo. E’ energia che mi impone di non stare ferma.
Comunicazione di Servizio
Ottobre 12, 2009
Trauma urban connections
Studentski Kulturni Centar
Kralja Milana 48
11000 Belgrado Serbia
16 – 17 Ottobre 2009
“Trauma, connessioni urbane” è un percorso di promozione della scena artistica indipendente napoletana che si tiene la città di Belgrado il 16 e 17 ottobre presso lo Studentski Kulturni Centar, e costituisce un primo momento d’incontro tra le due città, in vista di un appuntamento più grande e decisivo a maggio 2010.
• Exhibition
• Video art
• Sound Sculture
sono i segmenti del contemporaneo presentati nella prestigiosa sede balcanica.
I temi che le opere selezionate affrontano sono legati al Trauma, lemma comune al serbo e all’italiano inteso in ogni sua forma fisica, sociale, storica, geografica ed urbanistica. Il Trauma investe diversi aspetti della vita delle due città, delle relazioni tra gli abitanti, delle aree urbane e non, che sono luoghi di stratificazioni sociali ed economiche. Gli occhi sono quelli delle due città, Napoli e Belgrado. Gli artisti napoletani osservano e registrano la loro realtà, quelli di Belgrado la recepiscono filtrandola con il loro sguardo. Si crea un ponte ideale tra le due culture. L’idea di fondo è di realizzare attraverso l’arte un momento di crescita territoriale, nonché di aggregazione relazionale, nell’ottica di contribuire a costruire la “cittadinanza europea”.
Le opere in mostra vanno dalle “Di-Visioni” grafiche di Pasquale Napolitano che rappresentano Napoli come una realtà scissa, multiforme e multidimensionale, ai video dal forte impatto sinestetico del duo Daniela De Maro (DDM) & Roberto Pugliese e del collettivo SoundBarrier_, alle video-deterritorializzazioni di Nicola Guarino, alle ambientazioni sonore dei Le Mal d’Archive al servizio della phonè di Carmine De Falco, degli Asp/Sec e del duo poetico-multimediale composto da Framedada e Machina Nefastis. Tutte esperienze ai bordi dei circuiti ufficiali, ma perfette rappresentanti di un fare artistico perturbato dai mutamenti della contemporaneità.
La due giorni ottobrina è una preview della grande kermesse che si terrà a maggio 2010, in cui per un’intera settimana, l’arte visiva, il cinema, la musica live, la new media art napoletana invaderà gli splendidi spazi dell’SKC.
L’evento si realizza grazie alla proficua collaborazione tra lo Studentski Kulturni Centar di Belgrado e l’ Associazione culturale Componibile 62.
Componibile 62 è un’associazione nata a Napoli nel gennaio 2008 finalizzata alla diffusione e partecipazione all’arte, alla comunicazione visiva, alla progettazione e organizzazione di eventi culturali, con una spiccata attitudine nazionale e trans-nazionale. Componibile62 ha promosso eventi a Milano, Napoli, Chieti e ha partecipato alla Biennale d’arte contemporanea a Liverpool.
Studentski Kulturni Centar è il piu’ importante Centro culturale studentesco della Serbia, esistente fin dagli anni ’70 come network di produzione creativa e scambio per la promozione di culture emergenti.
Con il patrocinio dell’ Istituto Italiano di Cultura a Belgrado
Riferimenti e Contatti:
Giuseppe Ivan Candela
Unita’ Tecnica Locale – Ambasciata Italiana a Belgrado
Kneza Milosa 56/II, 11000 Belgrado – Serbia
Mob: +381 (0 )65 666 72 52
Tel: +381 (0) 11 362 93 49
Gabrjiel Savic Ra
Coordinatore Studentski Kulturni Centar
Kralja Milana 48 11000 Belgrado Serbia
Mob: +381 (0) 621796692
Tel: +381 (0) 11 360 20 09
Componibile 62
Napoli, Via Tasso 194, 80127 Napoli – Italia
Press Office: press@componibile62.org
Newsgroup: componibile62@googlegroups.com
www.componibile62.org
Tra arte, spritz e umidità.
Ottobre 10, 2009- Ne resta una di cui non parli mai.
Marco Polo chinò il capo.
- Venezia, – disse il Kan.
Marco sorrise. – E di che altro credevi ti parlassi?
L’imperatore non battè ciglio. – Eppure non ti ho mai sentito fare il suo nome.
E Polo: – Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia.
Non ho mai avuto una buona impressione di Venezia. Fugaci visite in piazza S. Marco o al massimo in qualche calle lì intorno. Troppa gente che si muove in gruppo, senza mai guardare niente davvero, troppe gondole di plastica da portare a casa, pessimi vetri spacciati per pezzi di Murano, troppi piccioni.
Poi ci sono ritornata, due brevi giorni, ma essenziali per capire che mi sbagliavo, che il mio giudizio, dovuto alla distrazione, era stato troppo inclemente e che una volta che riesci a perderti ta una calle e un campo tutto diventa diverso.
La Biennale, per la prima volta. I migliori pezzi dell’arte contemporanea mondiale in padiglioni sparsi nei giardini a ridosso di S. Elena e nella struttura mozzafiato dell’ Arsenale.
Vieni, andiamo in Svezia.
Per di qui, c’è il Giappone.
Padiglioni già incredibilmente belli per la loro struttura, con progetti e opere di fascino assoluto alcune volte, che sanno di già visto altre.
Oltre alla Biennale e ai suoi numerosissimi eventi collaterali, l’offerta culturale di Venezia è incredibilmente ampia: grandi gallerie, musei rinomati che si affiancano a piccoli atelier e negozietti d’arte. E’ un perdersi continuo e un continuo rendersi conto di avere troppo poco tempo per assaggiare tutto.
La Fondazione Pinault a Punta della Dogana, laguna tutto intorno, Maurizio Cattelan, Jeff Koons, Sigmar Polke, Cindy Sherman, Richard Prince, Cy Twombly, Takashi Murakami, Jake & Dinos Chapman dentro.
Peggy Guggenheim, inaugurazione ad inviti, galleria aperta di sera con le pagine dei libri di storia dell’arte che prendono vita sulle pareti: sorrido incantata quando ricordo della didascalia accanto a “La nostalgia del poeta” di De Chirico o ad un Mondrian oppure ad un Max Ernest “collezione privata” “Quindi esistono veramente?” Più chiacchiere all’ingresso che dà sul Canal Grande, con tutta Venezia che si rispecchia sull’acqua della sera.
Ci si perde a Venezia attraversando i ponti che portano nel cuore della città vera, con un’umidità spaventosa e una nebbia che fino a mezza mattinata vira tutto sui toni del bianco e del grigio. Ci si perde a Venezia tra spritz in Campi ed osterie e polpettine di formaggio o di tonno, tra pesce cucinato bene e vino buono che accompagna le chiacchiere. Ci si perde a Venezia quando la pioggia batte forte e portici di biblioteche inaspettate ti danno riparo con il bianco della foschia che è diventato grigio verde e la laguna bella, forse più bella di quando c’è il sole.
- Quando ti chiedo di altre città voglio sentirti dire di quelle. E di Venezia quando ti chiedo di Venezia.
- Per distinguere le qualità delle altre, devo partire da una prima città che resta implicita. Per me è Venezia.
- Dovresti allora cominciare ogni racconto dei tuoi viaggi dalla partenza, descrivendo Venezia così com’è, tutta quanta senza omettere nulla di ciò che ricordi di lei.
- Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano, – disse Polo. – Forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo. O forse, parlando di altre città l’ho già perduta a poco a poco.
Leggevo questo libro, questa pagina, più o meno un anno fa. E solo ora riesco a capirne davvero, un po’, le parole.
